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On: 9 November 2009

To cite this Article Galeotti, Mark, Slade, Gavin, Lambert, Robert, Monzini, Paola, Power, Ben, Schneider, Jane and Allum, Percy(2008)'Book Reviews',Global Crime,9:4,368 — 385
To link to this Article: DOI: 10.1080/17440570802543664
URL: http://dx.doi.org/10.1080/17440570802543664

Pentiti: I collaboratori di giustizia, le istituzioni, l’opinione pubblica, by A cura di
Alessandra Dino, Roma, Donzelli Editore, 2006, 282 pages including index of names and
bibliography, hb 25 euros, ISBN 88-6036-095-1


In the concluding chapter to this important collection of essays on Italy’s pentiti di mafia,
Alessandra Dino, the editor, presents the results of an opinion survey administered in 2005 to
350 men and women of varied occupation, educational attainment and political persuasion in
Sicily’s provincial capitals. Although, interviewees differed in their responses to manyquestions – given that the mafia1 was historically a predominantly west Sicilian phenomenon, the most interesting variations correspond to geographical location – substantial majorities expressed negative views of the nearly 400 men and handful of women who have turned state’s witness against Sicilian organized crime. Antimafia prosecutors and judges have referred to such persons as ‘justice collaborators’ but a determined press and public appear to prefer the designation pentiti, first used in the late 1970s to describe alleged political terrorists who had agreed to collaborate with the police. In its current use, the term pentito expresses a certain irony about the likelihood that former mafiosi genuinely repent – an irony often made explicit by putting quotation marks around the word or preceding it with the locution ‘so-called,’ as in cosi-detti pentiti.

Sociologica
N. 2/2008
Doi: 10.2383/27731
Recensioni
Vittorio Mete
Alessandra Dino (a cura di), Pentiti. I collaboratori di giustizia, le istituzioni, l’opinione pubblica. Roma: Donzelli, 2006, 282 pp.

Il fenomeno dei collaboratori di giustizia per reati di mafia è caratterizzato dall’abbondanza di rappresentazioni sociali distorte. La maggior parte dei cittadini sa poco delle persone che vengono comunemente definite “pentiti”; le stime su quanti siano i collaboratori sono spesso confuse e, a volte, allarmistiche; le motivazioni a rompere il patto mafioso vengono il più delle volte banalizzate nel dibattito pubblico; i benefici di cui i dichiaranti godono sono di norma ritenuti eccessivi; scarsamente considerati sono invece i vantaggi, in termini di lotta alla criminalità, derivanti dalla loro collaborazione con lo Stato; sottovalutate, infine, risultano le difficoltà che le istituzioni incontrano per “gestire” i collaboratori di giustizia e i loro familiari. Malgrado questo deficit di conoscenza, il dibattito pubblico sul tema è costante e, a tratti, acceso. La combinazione di questi due elementi – mancanza di informazioni accurate a disposizione dei cittadini e protagonismo del tema nella sfera pubblica – è all’origine di numerosi e radicati stereotipi. Uno di questi è che il pentitismo sia un fenomeno nuovo, emerso negli ultimi 25 anni, che ha in particolare preso il via con le dichiarazioni di Tommaso Buscetta.


Zoom immagine Collaboratori di giustizia:
un universo enigmatico
di Annalice Furfari
Un’analisi dettagliata del fenomeno “pentitismo”
in una raccolta di saggi curata da Alessandra Dino e
pubblicata da Donzelli

«Con il passare degli anni ho capito che la vita che stavo conducendo non mi apparteneva, e in coscienza ero stanco di vivere con il rimorso del male fatto ai miei simili». Le parole pronunciate dal collaboratore di giustizia Michele Guardato racchiudono il senso autentico del dissidio interiore provato da chi decide, dopo un travagliato percorso esistenziale, di rompere drasticamente con la vita condotta fino a quel momento e di iniziarne un’altra, completamente diversa, ma non meno irta di difficoltà e sofferenze. Stiamo parlando dell’universo dei collaboratori di giustizia, esplorato a fondo in Pentiti. I collaboratori di giustizia, le istituzioni, l’opinione pubblica (Donzelli Editore, pp. 282, € 25,00), una raccolta di saggi curata da Alessandra Dino, docente di Sociologia giuridica presso l’Università di Palermo.